Microimprese domestiche alimentari: un'opportunità ai tempi del Covid-19

Con questo articolo Cucina Nostra propone una riflessione sul tempo che stiamo vivendo e sulle prospettive che s'intravvedono riguardo le Microimprese domestiche alimentari per il dopo-emergenza Covid-19. In questa drammatica e tragica contingenza pensiamo che esista la possibilità di rifondare un'economia nazionale, puntando anche sulle piccole attività come quella che noi da tempo stiamo proponendo e diffondendo, ovvero la produzione di alimenti fatti in casa in regola. Oggi più che mai, il progetto di Cucina Nostra che si fonda sulla possibilità di crearsi un reddito legale attraverso un'attività economica che si può fare nella propria cucina di casa, del tutto leggittima e con grandi potenzialità di innovazione, può essere una strada per la ripresa e per dare finalmente visibilità e regolarità anche a tutte quelle produzioni "sommerse" che oggi, a causa del Coronavirus, stanno emergendo come un problema enorme che in futuro si dovrà affrontare. Da sempre la nostra Associazione si batte per questo.

Il termine confine deriva dal latino "confinis". È, quindi, letteralmente errato interpretare la quarantena dovuta al Covid-19 come una restrizione in quanto, a ben vedere, il termine, così letteralmente inteso, è accezione di contiguo, vicino, in senso figurativo, "che ha rapporti con". Forse è questa la giusta chiave d’interpretazione del momento difficile che il nostro Paese si trova oggi costretto ad affrontare, e non solo. "Confine" non come un muro invalicabile, ma come un’opportunità di pensare, di resistere, di non arrendersi.

Imparare dalla quarantena e tornare alle origini, non solo delle parole, è la conditio sine qua non per uscire più forti da questa congiuntura.

Mai più che ora può essere di grande aiuto avviare o portare avanti un progetto e, forse, è proprio l’occasione perfetta per rivalutare i rapporti stessi all’interno e all’esterno della famiglia. Può essere il momento dell’idea di partenza giusta per la realizzazione, ad esempio, di un progetto, come quello di costituzione di una microimpresa domestica alimentare.

La produzione di alimenti in abitazione privata, infatti, risulta più sostenibile sia dal punto di vista economico e finanziario (non implicando cospicui investimenti), sia dal punto di vista sociale, in quanto rappresenta un’opportunità di ripartire da un contesto familiare e poterne sviluppare il valore sfruttando gli strumenti quotidiani, come, ad esempio la propria cucina e le proprie attrezzature, già a disposizione.

L’attuale contingenza dovuta al caso Coronavirus impone un’adeguata riflessione su quali siano le criticità familiari e lavorative nel nostro paese. A tal riguardo è importante, a parere di chi scrive, evidenziare quali siano i vantaggi dal punto di vista sociale e imprenditoriale dell’attuale situazione, al fine di divulgare una soluzione alternativa alla condizione di restrizione impostaci, cercando di mettere in risalto quanto, invece, tale condizione possa essere intesa come una reale possibilità di crescita personale e professionale, soprattutto in previsione di una modifica sostanziale ed inevitabile delle nostre abitudini e della nostra vita pre-virus.

Quali sono gli aspetti da considerare per capire quale sia la reale portata di ciò che sta accadendo?

Dato di fatto: il 95% del tessuto produttivo del nostro paese è costituito da microimprese, molte attualmente bloccate dalla chiusura imposta dai Decreti di recente emanazione.

Dato di fatto: le uniche imprese autorizzate alla produzione e alla relativa vendita sono le imprese della filiera alimentare (e sanitaria).

Dato di fatto: le famiglie sono costrette a stare a casa ed utilizzare il proprio tempo in maniera alternativa, non potendo uscire se non per fare la spesa, rafforzando i rapporti familiari e definendo nuove soglie di socialità, prima ovattate.


Cosa può fare una microimpresa domestica alimentare anche in un periodo drammatico come quello che siamo costretti ad affrontare?

Molto tempo a disposizione in ambito familiare può voler significare molto tempo da dedicare alla produzione. La restrizione forzata e la carente disponibilità di beni di prima necessità come farina, uova o lievito comporta, da parte delle famiglie e delle imprese, una revisione delle abitudini soprattutto in riferimento alla produzione e alla provenienza dei prodotti. 

È un dato di fatto che in questo momento si debbano rivalutare i negozi di vicinato e le botteghe di paese. Proprio questo aspetto, correlato al fatto che le persone non possano spostarsi in maniera libera, può essere di vantaggio per una microimpresa domestica che ha, come peculiare fattispecie, il requisito di poter produrre in abitazione privata, consegnare i prodotti a domicilio e vendere i propri prodotti online, sfruttando le tecniche digitali e superando il divario tecnologico che affligge il nostro Paese.

Come cambieranno le nostre abitudini?

È inevitabile che le abitudini che ci portiamo dietro come bagaglio, come la nostra borsa degli attrezzi per la quotidianità, vengano stravolte dalla pandemia.
Arriverà il tempo di riscoperta delle origini contadine e di rivalutazione dei lavori nobili imperniati sul tessuto nazionale agro-alimentare, soprattutto dal punto di vista
economico. Infatti, grandi paesi come Russia, Cina e altri da cui importavamo grano e altri prodotti alimentari, chiudono le frontiere e bloccano le esportazioni, perciò siamo costretti a guardare dentro i nostri confini, a ricorrere alle nostre produzioni "autoctone".
E anche quando sarà superata l'emergenza, questa esperienza insegnerà che bisogna costruire e mantenere "piani di autosufficienza", se vogliamo sopravvivere come Stato e Nazione.
È questo il motivo per il quale è necessario, oggi, prevedere e coltivare ciò che di buono la quarantena e questa pandemia apporta alle nostre vite: la riscoperta dei sapori, di principi solidaristici ed etici e, soprattutto, la consolidazione dei rapporti di vicinato, in previsione di una rivalutazione economica del lavoro che ne sta all’origine e che, inevitabilmente, dovrà essere attuata.

Quali sono le peculiarità di una microimpresa domestica alimentare, che possono essere di vantaggio in questa situazione?

Sicuramente il rapporto personale che viene a crearsi tra produttore e cliente. Un rapporto basato sulla fiducia e sulla qualità dei prodotti.
Non solo. L’assetto imprenditoriale stesso cambierà e darà più opportunità alla filiera alimentare, di cui, in questi giorni, si parla molto, soprattutto per la carenza di generi di prima necessità come farina, lievito o uova, di riscattarsi sia dal punto di vista economico che relazionale. Infatti, a parere di chi scrive, verrà dato più valore ai rapporti tra piccoli imprenditori locali e privati, sviluppando una rete consolidata di cui venga rivalutata adeguatamente l’utilità.

Non dimentichiamo che la convivialità è da sempre il punto di forza degli italiani e che il buon cibo, per l’Italia, rappresenta il cavallo di battaglia a cui nessun paese può concorrere. Il nostro paese è l’unico al mondo anche in quanto a biodiversità ed i nostri prodotti sono unici, all’origine.

Come cambia il nostro rapporto con la qualità degli alimenti che mangiamo?

Molte microimprese domestiche alimentari faticano a far conoscere i propri prodotti ai privati. Ci ritroviamo nella crisi più ampia dal secondo dopoguerra a dover fare i conti con materie prime di difficile reperibilità e ad essere costretti a riscoprire sapori ed abitudini che non possono che trascendere dalla qualità degli alimenti che mangiamo.
Le persone hanno più tempo per valutare la qualità e porre la dovuta attenzione ai prodotti alimentari, e così ad attribuirne il giusto valore.

Le imprese sono notevolmente compromesse. Come pensare di avviare un’attività in un momento così drammatico?

Ricordiamo che la vendita di generi alimentari è un settore che non conosce crisi dal punto di vista economico, se mai da quello commerciale. Ed è proprio ai commercianti che dobbiamo guardare ora. I commercianti hanno investito il loro tempo e denaro nella costruzione di strutture che potessero essere idonee a fornire principalmente un servizio: la vendita diretta.
In questo momento tale attività è preclusa e anche gli esercizi commerciali sono costretti a riconvertire la loro produzione in funzione di qualcosa che condizionerà
inesorabilmente la loro attività in futuro.
Una microimpresa domestica alimentare, anche in questo momento difficile, invece, è già pronta. Non è cambiato nulla, perché una MDA già nasce "senza vetrina", operando da casa. Già prevede nella sua attività una distribuzione diretta al cliente, senza necessità di "punto vendita". Già opera utilizzando siti web e social network per farsi conoscere e ricevere ordini. La piccola MDA, nata dalla passione e dall’impegno personale, è sempre lì. Non è mutata, non conosce crisi né restrizioni e può continuare a svolgere il suo lavoro, forse meglio di prima, se si sa dove mirare.

Il Covid-19 ha sicuramente stravolto le nostre vite e l’assetto economico, già inizialmente precario, del nostro Paese ma, in un clima drammatico come questo, è doveroso e necessario apprezzare ciò che tale situazione può portare di buono.
La crisi economica che seguirà alla tempesta sanitaria inciderà considerevolmente sul nostro stile di vita; è, quindi, necessario approfittare di questa situazione per quel che di buono comporta, come la riscoperta della qualità dei prodotti alimentari, la disponibilità di tempo e la doverosa lungimiranza nella previsione di come poter affrontare ciò che verrà.
È giunto il momento di investire il tempo a disposizione nella costruzione del nostro futuro considerando quali aspetti verranno più intaccati: la salute, la nostra
alimentazione e il lavoro.

La microimpresa domestica alimentare ha tutte le potenzialità per affermarsi in questa situazione di emergenza, proprio perché ciò che la supporta è alla base di ciò che stiamo costruendo giornalmente dal fatidico 23 febbraio: la famiglia, la qualità del cibo fatto in casa, in modo sicuro e a norma di legge, la qualità dei prodotti e dei rapporti di stretto vicinato e, soprattutto, il tempo a nostra disposizione.

Forse, anche se sembrerà una mera e cinica affermazione, una crisi epocale come questa è ciò che serviva al nostro Paese per riscoprire il valore di determinate usanze, anche e soprattutto alimentari, che devono essere risanate, coltivate e preservate. Le MDA potrebbero essere la chiave di volta di un sistema consumistico che, come è oggi evidente, non può durare a lungo.

In cosa è necessario investire ora, dal punto di vista di una microimpresa domestica alimentare?

Sicuramente è necessario investire nella conoscibilità del valore dei propri prodotti. La vendita a domicilio e la vendita online sono gli strumenti imprescindibili della
microimpresa domestica alimentare, come la borsa degli attrezzi per un professionista.
I tempi sono maturi ed è necessario non solo adeguare il nostro sistema scolastico ad un livello di digitalizzazione accettabile, ma soprattutto il nostro tessuto imprenditoriale ad una visione innovativa del proprio mestiere che permetta di coniugare la qualità della manodopera all’efficienza della strumentazione digitale.

Quante aziende in Italia agiscono secondo valori etici e morali?

Pochissime. Purtroppo, nel nostro Paese il consumismo prevale su valori di tipo etico che invece andrebbero coltivati ed enfatizzati, soprattutto in riferimento ai mestieri più nobili quali l’agricoltura e la manipolazione degli alimenti e, di conseguenza, la produzione domestica di cibi fatti in casa, in modo sicuro.

Una microimpresa domestica alimentare ottempera autonomamente e naturalmente ad un programma etico personale che nessuna struttura commerciale può eguagliare.

Quanto valore può e deve essere attribuito ad un lavoro svolto in questa maniera?

In tale contingenza ed in prospettiva futura, molto.
L’acquisizione di valore sarà naturale conseguenza del cambiamento sociale ed economico che seguirà alla pandemia. Coltivare valore e tornare alle origini sarà l’unico modo per temperare gli effetti negativi causati dal Covid-19.

Come possiamo, quindi, pianificare il nostro futuro in questi termini?

Con un pizzico di lungimiranza e logica economica possiamo supporre che i cambiamenti di abitudini alimentari e familiari permetteranno la rinascita di rapporti familiari e sociali che il XXI° secolo aveva compresso.

Possiamo, quindi, immaginare di poter utilizzare la situazione attuale come una leva per rilanciare il nostro Paese, dal punto di vista economico quanto sociale, considerando le necessità che vengono alla luce in tempi di crisi per proporre prodotti e alimenti che aiutino le persone a breve e a lungo termine, costruendo oggi le basi di collaborazione, di solidarietà, di etica, valori che i nostri tempi avevano, purtroppo, oramai sommerso, ma che Cucina Nostra da sempre persegue, promuove e sostiene, avendo fondato proprio su questi la sua finalità costitutiva.

 

 A cura di:

Dott.ssa Eleonora Isopo, Tributarista Ex Lege 4/2013 Autoregolamentazione volontaria UNI 115111, Collaboratrice e Consulente di Cucina Nostra

Mary Rimola, Presidente di Cucina Nostra.

 

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