Microimpresa domestica alimentare considerazioni a margine

Quando cominciai ad occuparmi di microimpresa domestica erano molti gli aspetti che non erano chiari ai più, compreso il sottoscritto, sulla possibilità di avviare un’attività di produzione di alimenti casalinga in regola, sia sotto il profilo fiscale sia sotto quello delle garanzie di igiene degli alimenti. Mi resi conto che il principale impedimento all’apertura di un’attività imprenditoriale a casa propria era più di tipo psicologico che pratico.

Infatti, la risposta che mi sentivo dare dai più era “non è possibile”; passi per i non addetti ai lavori, ma la quasi totalità di commercialisti e consulenti vari sorprendentemente non avevano idea di come fosse possibile.

Non da meno erano i funzionari della pubblica amministrazione che davano la medesima risposta senza prendersi la briga di esaminare norme nazionali e regolamenti europei, circolari o regolamenti comunali, oppure, leggi regionali in materia.

Ciò determinava risposte cariche di stupore da parte degli addetti ai lavori di volta in volta interpellati.

Ma in realtà da nessuna parte si dice che io, a casa mia, non possa produrre beni alimentari in regola, sia sotto il profilo fiscale e previdenziale, sia sotto quello dell’igiene e della sicurezza, tant’è vero che, secondo la normativa inerente l’Impresa artigiana, l’attività può essere svolta in luogo fisso, in appositi locali, presso l’abitazione del titolare o di uno dei soci.

Col tempo mi sono accorto, anche sulla base della mia esperienza professionale, che molto spesso ci si adagia e non si cerca di affrontare il problema restando sulla strada conosciuta per non affrontare quella più impegnativa della novità.

E così la risposta più semplice è che “non si può fare” anche se la normativa non la vieta anzi, ma solo perché in Italia fino ad oggi per impresa e imprenditore si è sempre fatto riferimento a figure professionali più tradizionali.

Inoltre nel nostro paese ancora oggi è molto radicato il miraggio del posto fisso. Esiste la convinzione che se non si è impiegati di banca o (quando non si ha voglia di studiare da giovani) bravi operai in fabbrica, non si sta lavorando seriamente.

Eppure il mercato del lavoro sta cambiando, e in fretta, e se si vuole cercare di restare a galla in una società che cambia rapidamente, bisogna altrettanto rapidamente cambiare mentalità e reinventarsi il modo di pensare e vivere il lavoro.

Se guardiamo il bicchiere mezzo pieno, per la prima volta, forse, molti di noi possono dedicarsi ad una attività imprenditoriale che più gli aggrada, facendo della “propria passione un lavoro”; che è diventato anche il motto della nostra Associazione.

Quindi, noi di Cucina Nostra siamo stati i primi ad occuparci di “microimpresa domestica alimentare”, di attività imprenditoriale fatta in casa e di produzione in regola oltre che, per passione, igienicamente sicura.

L’Associazione Cucina Nostra è una associazione di promozione sociale che si è data lo scopo di aiutare a creare nuove occasioni di lavoro soprattutto per i soggetti più vulnerabili della società quali casalinghe, spesso sole e con figli a carico, disoccupati che oramai hanno raggiunto limiti di età tali per cui è veramente difficile rioccuparsi in tempi ragionevoli, oppure, semplicemente persone che abbiano voglia di reinventarsi professionalmente ma non hanno sufficienti mezzi economici per poterlo fare.

Ci siamo inseriti in uno spazio molto spesso lasciato vuoto dagli enti pubblici e che invece dovrebbe essere il loro principale terreno, lavorando nel campo della formazione e dell‘informazione al fine di aiutare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro o, semplicemente, creare nuove opportunità lavorative, soprattutto in questi tempi.

La stessa Unione Europea in tema di contrasto alla disoccupazione nei “considerando” che precedono le Raccomandazioni del 22 aprile 2013 “sull’istituzione di una garanzia per i giovani”, indica al numero 13: “… Nel pacchetto a favore dell’occupazione la Commissione ha inoltre sottolineato l’importante ruolo che potrebbe essere svolto, anche per i giovani, dalla promozione dello spirito imprenditoriale, da servizi di sostegno all’avviamento di imprese e di microfinanziamento più disponibili e dalla creazione di regimi che convertano le indennità di disoccupazione in contributi per nuove imprese…”.

Con il nostro continuo impegno e lavoro vogliamo, quindi, mettere a disposizione di tutti l’esperienza accumulata in questi due anni di attività dell’Associazione, nonché le professionalità consolidate nel tempo dei nostri soci fondatori e dei microimprenditori associati, che hanno preso a cuore il nostro principio di utilità sociale e condividono con noi la loro esperienza.

Inventarsi un nuovo lavoro è possibile ma non banale! Siamo coscienti delle difficoltà che gli inutili bizantinismi della burocrazia di questo paese pongono ogni giorno frenando lo spirito imprenditoriale, ma siamo anche consapevoli che bisogna cercare di fare qualcosa tutti insieme per uscire dal pantano burocratico, dalla crisi e dalla mediocrità.

A tutti buon lavoro.

 

Adriano Cassè, esperto e consulente giuridico-fiscale per la microimpresa domestica alimentare, Segretario di Cucina Nostra.

 

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