Ancora sulla Microimpresa

Abbiamo rilevato che da più parti in alcuni blog su internet c'è un po' di confusione circa l'argomento “Microimpresa Domestica Alimentare – MDA”. Questo termine che abbiamo introdotto come Associazione e che utilizziamo per definire una piccola attività imprenditoriale di produzione di alimenti presso la propria abitazione, ma comunque nel rispetto delle regole fiscali e di igiene alimentare, non nasce dal caso ma da concetti che sono presenti nella nostra legislazione.

Per arrivare a formulare tale concetto abbiamo preso innanzitutto il Codice Civile che all'art. 2082, definisce chi sono gli imprenditori e, al successivo art. 2083, i piccoli imprenditori inserendo tra di essi anche gli artigiani.

Qui vediamo che i piccoli imprenditori sono coloro i quali svolgono in modo professionale un'attività organizzata prevalentemente con il proprio lavoro e quello dei componenti la famiglia. Che è proprio quello che fanno i nostri microimprenditori.

L'artigiano, inoltre, è colui che esercita personalmente, professionalmente e in qualità di titolare, l'impresa artigiana, di cui assume la piena responsabilità anche di eventuali dipendenti.
Fin qui il Piccolo Imprenditore.

Dall'Unione Europea, con Raccomandazione n. 2003/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003, ci arriva una ulteriore indicazione di quali criteri dimensionali deve soddisfare un'impresa per essere considerata “microimpresa” e, cioè meno di 10 persone occupate, un fatturato annuo non superiore a 2 milioni e un bilancio annuo non superiore a 2 milioni.

La Raccomandazione della Commissione Europea è richiamata dal nostro Codice del Consumo che, in materia di pubblicità ingannevole o comparativa nonché in relazione alle “pratiche commerciali scorrette”, ha introdotto la figura della “microimpresa”.


Da ultimo il nuovo art. 2435-ter c.c. introdotto dalla Direttiva bilanci stabilisce che le cd. “microimprese”, al sussistere di specifiche condizioni, possono redigere il bilancio d’esercizio utilizzando gli schemi di Stato patrimoniale e Conto economico (ed i relativi criteri di valutazione) del bilancio abbreviato.
La nuova norma definisce “microimprese” le società che non hanno emesso titoli in mercati regolamentati e che nel primo esercizio di attività o, successivamente, per 2 esercizi consecutivi non abbiano superato due dei limiti stabiliti dalla norma.

Per noi è importante anche per il fatto che ancora una volta il legislatore italiano parla nuovamente di microimprese.

Il concetto è, quindi, chiaro... parliamo di microimpresa.

Riassumiamo le forme giuridiche previste per l’iscrizione all’Albo delle Imprese Artigiane:
• impresa individuale;
• società in nome collettivo;
• società in accomandita semplice;
• società a responsabilità limitata con unico socio;
• società a responsabilità limitata pluripersonale;
• società cooperativa.

E l'attività artigiana può essere svolta:
• in luogo fisso, in appositi locali;
• presso l’abitazione del titolare o di uno dei soci;
• in una sede designata dal committente il lavoro;
• in forma ambulante;
• in serie, purché con lavorazione non del tutto automatizzata;
• non in serie.

 

Adriano Cassè
Segretario/Tesoriere di Cucina Nostra - APS
Esperto e consulente in diritto del lavoro, relazioni sindacali e servizi aziendali

 

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